Esistono tre scuole che hanno rappresentato tre modi di interpretare l'allenamento in modo concettualmente diverso. Attraverso lo studio, la metodologia e l'applicazione sul campo si è arrivati ad ottenere dal corpo un continuo incremento delle prestazioni.
Vediamo i principi fondamentali di queste scuole che ancora oggi servono da modello per capire meglio cosa significa la parola "allenamento".
La scuola neozelandese
La scuola neozelandese vanta una tradizione eccezionale. È sufficiente ricordare John Walker e Rod Dixon per capire il pregio degli atleti espressi. Arthur Lydiard è stato l'allenatore di riferimento in Nuova Zelanda, e non solo, per le nuove metodologie applicate sul campo, seguito poi da Arch Jelli.
Lydiard credeva molto nella suddivisione scientifica dei cicli d'allenamento.
Toni Nett in seguito aveva tracciato in fasi ben delineate queste indicazioni. Andiamo a vedere lo sviluppo.
Per specialisti su strada
Fase 1: allenamento con gli ostacoli. Da estendere per 16 settimane.
Fase 2: allenamento su strada. Durata del ciclo 8 settimane.
Fase 3: allenamento specifico sulla distanza in funzione maratona. Durata 10 settimane.
Fase 4: un ciclo di 6 settimane di training in salita.
Fase 5: allenamento in pista di qualità. Periodo di durata 12 settimane.
Per specialisti su pista
Fase 1: allenamento con gli ostacoli. Da estendere per 16 settimane.
Fase 2: 10 settimane d'allenamento in funzione maratona.
Fase 3: ciclo di 6 settimane d'allenamento in salita.
Fase 4: periodo di 16 settimane d'allenamento in pista.
Fase 5: allenamento di passaggio intermedio. Durata 2 settimane.
Il lavoro previsto da Lydiard si sviluppava quasi interamente su strade in asfalto. Per salvaguardare i suoi atleti dallo stress meccanico aveva fatto confezionare scarpe che avevano un buon ammortizzamento.
Lydiard credeva molto nell'allenamento svolto in gruppo per rafforzare le motivazioni e rendere più accessibili le sedute molto impegnative.
Resistenza, resistenza alla velocità e velocità pura sono i tre punti sui quali Lydiard costruiva i suoi piani d'allenamento.
Vediamo nel dettaglio lo sviluppo dei vari periodi
La fase che prevede gli ostacoli propone un continuo alternarsi dei giorni di carico. In pratica un giorno si lavora a ritmo medio, il giorno successivo si recupera.
Andando avanti con il periodo si tende sempre più ad intensificare il giorno di carico. Queste sedute sono svolte su strada, talvolta su dolci colline o nei parchi.
La fase dell'allenamento su strada prevede un aumento della qualità a dispetto della quantità. Un tipo di allenamento proposto in questo periodo riguarda un tratto di circa 5 km con sprint di 50 metri con recupero di 50 m a ritmo lento.
Il momento che è definito come allenamento alla maratona, prevede lunghe sedute di corsa a giorni alterni.
Lo sviluppo massimo settimanale è di km 160. Sono usati percorsi fuori del traffico, per lo più in sentieri di montagna.
La fase d'allenamento in salita prevede delle ripetizioni di circa 800 m corse a velocità non elevata. Si cerca di fortificare le articolazioni dei piedi e la forza delle gambe. Lydiard non richiedeva uno sforzo massimale ai suoi atleti perché riteneva poco utile spremersi in questi allenamenti.
Il ciclo di pista è inserito con gradualità fino a toccare alte intensità. Lydiard preferiva gli sprint intervallati e nessun esercizio di velocità.
È bene parlare anche del "Long jog". È un tipo d'allenamento di resistenza sviluppato in percorsi molto impegnativi. Si tratta di una corsa lunga di 30-40 km che i corridori di vertice, ma non solo, utilizzano di frequente.
La resistenza è sempre stata vista dalla scuola neozelandese come una conquista irrinunciabile dell'atleta. L'interazione fra i vari periodi è necessaria.
Gli allenatori di quella terra hanno sempre creduto che fosse impossibile sviluppare qualità senza un'ottima resistenza.
Queste convinzioni hanno finito per influenzare in seguito i pensieri di altre scuole di allenamento soprattutto europee.
I metodi misti sono quelli che ad oggi si reputano più versatili e completi.
La scuola finlandese
Hannes Kolehmainen nel 1912, vinse i 5000 ed i 10000 metri ai giochi olimpici di Stoccolma ed in quell'occasione stabilì i record del mondo di entrambe le distanze. Il forte atleta, segnò il tempo di 14'36" sui 5000 e 31'20" sui 10000.
Egli vinse anche il cross di 12 km allora previsto nel programma olimpico e nel 1920 vinse la maratona di Anversa; questo per capire il grado di completezza di questo atleta e la preparazione già evoluta su distanze dai diversi approcci programmatici.
Kolehmainen seguì le indicazioni del fratello che svolgeva attività di corridore professionista negli Stati Uniti e ne mise in pratica i metodi allora utilizzati nello stato americano.
Ben presto però cominciò a personalizzare i suoi allenamenti ed anche altre scuole di corsa finlandesi iniziarono a seguire dei metodi diversi rispetto ad altri Paesi.
La programmazione dell'allenamento aveva cadenza annuale e prevedeva un costante incremento dei carichi di lavoro.
I finlandesi lavoravano tanto sulle intensità a carattere resistente. In pratica spezzavano alcune sedute in tante frazioni corse ad alte velocità. In sostanza eseguivano delle ripetizioni in modo da garantire sempre una velocità intensa, ma al tempo stesso le sviluppavano per chilometraggi molto ampi.
Con questo sistema si garantivano una qualità di carattere resistente.
Nel 1920 si mostrò al mondo Paavo Nurmi, da molti considerato come il più grande corridore di tutti i tempi. Egli stabilì 29 record mondiali ed ha vinto 6 medaglie olimpiche individuali e 3 a staffetta.
In qualche maniera potremmo definirlo già un atleta d'estrazione moderna, perché è stata sua consuetudine programmare i tentativi di record del mondo e quasi mai li ha falliti.
Aveva un modo di rapportarsi con l'allenamento esemplare. La fatica non lo spaventava e compiva carichi estremi, ma senza perdere mai di vista il controllo dell'obiettivo e la lucidità nello svolgere le preparazioni.
È stato squalificato per professionismo e poi riabilitato. Questo per confermare quale era la sua testa, aveva già un modo di concepire l'atletica come un lavoro e come tale la rispettava.
Il suo allenatore era Lauri Pikhala col quale aveva un rapporto serio e professionale.
Altro grande atleta degli anni '20 e '30 è stato Ville Ritola, mentre venendo ai tempi moderni bisogna certamente ricordarci del grandissimo Lasse Viren. Quest'ultimo è stato capace di vincere i 5000 ed i 10000 metri alle Olimpiadi del '74 e del '78.
Bisogna ricordare riguardo ai sistemi di programmazione finnici, anche il fatto di avere a disposizione dei percorsi d'allenamento splendidi e adatti ai training proposti.
Diciamo quindi che la scuola finlandese ha espresso sempre grandi atleti di fondo.
Le preparazioni hanno sempre seguito un iter lineare. È stata principalmente cercata e ovviamente affinata negli anni, la ricerca delle intensità senza perdere la tenuta.
Il ragionamento cardine del sistema è questo: a parità di resistenza si cerca l'incremento dei ritmi. Può sembrare un'ovvietà, ma lo studio e la ricerca finnica, in campo fisiologico e medico, hanno fatto sì che abbiano raggiunto livelli di performance veramente elevati.
La scuola marocchina
Vediamo la filosofia che segue la scuola marocchina che ha espresso atleti di talento immenso.
Abdelkader Kada, allenatore dei più grandi esponenti del mezzofondo del Marocco, ha metodi di lavoro che meritano di essere visti.
Interessante è senz'altro la sua visione relativa alla pianificazione dell'allenamento.
È basata su questo schema:
- fase di adattamento,
- fase di accumulo,
- fase di acquisizione,
- fase di competizione annuale,
- fase di accumulo 2,
- fase di acquisizione 2,
- fase di competizione estiva.
Molti dei sistemi d'allenamento tradizionali, sono proposti dal tecnico marocchino in forme diverse.
Ad esempio la proposizione del fartlek, prevede un'esecuzione classica ed una evoluta. Quest'ultima è spesso effettuata in pista per avere un miglior controllo delle andature e dell'azione dell'atleta.
Ampio uso è fatto del lavoro intermittente diviso a sua volta in:
- interval training classico,
- intervallato estensivo,
- intervallato intensivo,
- intervallato ripetitivo.
Grande attenzione Kada rivolge allo sviluppo della resistenza alla forza. Le specialità del mezzofondo richiedono capacità motorie complesse e di conseguenza un'ottimizzazione del lavoro muscolare è necessaria.
Il controllo ricorrente delle caratteristiche cinematiche temporali della corsa sono un punto fondamentale delle metodiche della scuola marocchina.
L'ampiezza del passo, il rapporto della frequenza con l'ampiezza, la durata della fase rispetto a quella d'appoggio sono dati basilari da controllare.
Con l'insorgere della fatica, il compasso delle gambe comincia a ridursi. Un ottimo allenamento della forza resistente va ad agire in modo influente per contrastare questo deficit.
Per ottenere adattamenti in questa direzione vengono utili gli esercizi di muscolazione a carico naturale e non solo.
Rispetto alle proposizioni classiche, Kada utilizza le salite brevi solo come lavoro d'introduzione. Nel periodo specifico fa lavorare principalmente i suoi atleti in salita su distanze che vanno dai 250 ai 500 metri.
Il tecnico fa compiere ai propri atleti diversi periodi in altura, ritenendoli fondamentali per far aumentare i loro valori ematici.
Le varie fasi di pianificazione che ho indicato, hanno una durata di circa 12 settimane ciascuna. Sono previsti 13 allenamenti settimanali. In genere la mattina è effettuata la seduta di corsa semplice ed il pomeriggio è curata la qualità.
Le chiavi di lettura che utilizza il tecnico per conoscere l'atleta nei suoi precisi valori, sono lasciate alla valutazione di alcuni parametri.
I concetti di capacità aerobica, resistenza aerobica e velocità massima aerobica sono presi come riferimento per strutturare con precisione il programma da proporre.
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